Movimento di cariche elettriche lungo un conduttore. Nella pratica usuale si viene a contatto con due tipi di corrente: la alternata (C.A.) e la continua (C.C.). La prima è quella della tensione di rete (220 volt), la seconda è quella erogata da pile, batterie ed accumulatori. La corrente che alimenta le abitazioni compie gran parte del suo viaggio ad una tensione elevata poiché in questo modo se ne può trasportare in grandi quantità con dispersioni irrisorie. Lungo la sua strada la corrente, che quando parte ha circa 380.000 volt, viene progressivamente ridotta di tensione fino ad arrivare nelle nostre case a 220/230 volt.

È un volume immaginario che contiene la zona doccia o la zona della
vasca da bagno, entro la quale non possono esservi apparecchiature
elettriche o comandi elettrici perchè la loro presenza costituirebbe un
pericolo. La zona di rispetto si estende per 1 m lungo tutti i lati
della vasca per l’altezza di 2,4 m; lo stesso vale per il box doccia: 1 m
di distanza da entrambe le pareti della doccia e per uno sviluppo in
altezza di 2,4 m.
• L’unico comando elettrico che può essere inserito
in questo volume è il cordoncino in materiale isolante che aziona
l’eventuale campanello di allarme.

Materiale extraduro (dal tedesco Wie Diamant = duro come il diamante)
con cui vengono realizzate particolari placchette sagomate, con
affilatura speciale, che vengono applicate alle estremità delle punte da
trapano per forare muro, pietra e laterizi. Queste placchette possono
anche essere riportate sui denti di seghe circolari ed altri utensili da
taglio per poter tagliare materiali particolarmente duri o per
garantire a lungo l’efficienza del tagliente.

Il termine deriva, per analogia, dal nome della pianta che produce
l’uva, per la forma a spirale del tronco: in effetti la caratteristica
che accomuna tutti i tipi di vite è proprio la presenza di una spirale,
chiamata filetto, verme o pane (ecco perché si dice che una vite
rovinata è spanata).
Vite, comunque, è un termine generico, che
comprende un gran numero di versioni: anche quello che di solito
chiamiamo bullone è più esattamente una vite a testa esagonale. Per
quanto riguarda il gambo, invece, possiamo tracciare una prima
distinzione tra due tipi fondamentali, a cui corrispondono procedure
d’applicazione completamente diverse. In un caso abbiamo viti che
possono essere serrate solo inserendole in un foro filettato od
utilizzando un dado, nell’altro abbiamo viti che, per così dire, creano
da sole la filettatura femmina penetrando nel materiale (chiamate, con
una certa approssimazione, autofilettanti). Le viti del primo tipo,
assai usate nel campo della meccanica, sono disponibili con filettatura
metrica o a pollici, in moltissime misure e con teste di diversa forma:
esagonale, cilindrica con esagono interno (più conosciute come viti a
brugola), svasata, ecc.; per assemblare tavole di legno (staccionate,
cancelli rustici e simili manufatti) si usano ad esempio viti a testa
tonda con quadro sottotesta, che vanno inserite in fori predisposti e
poi bloccate col martello: il rilievo di forma quadrata si pianta nel
legno e tiene fermo il gambo mentre si serra il dado. Le viti del
secondo tipo, invece, hanno una filettatura a passo più lungo (il passo è
la distanza tra le spire) e, nel caso dei metalli, possono essere
inserite solo su elementi di modesto spessore (la lamiera rimane
rinchiusa tra due spire successive). Un discorso a parte meritano le
viti da legno che, nella versione più tradizionale, hanno il gambo
conico: questa caratteristica, infatti, era del tutto adatta all’epoca
in cui i fori si eseguivano a mano e risultavano anch’essi conici.
• Dovendo unire due tavole di legno con una vite tradizionale, sarebbe
in teoria necessario eseguire il foro in 2 fasi: prima uno di piccole
dimensioni, che attraversi il primo elemento e penetri in parte nel
secondo, poi un foro più grande nel primo pezzo, per ospitare il gambo
della vite.

Particolare tipo di imbuto molto allungato che viene fornito nelle
confezioni delle pistole a spruzzo elettriche. Il viscosimetro permette
di controllare e calibrare l’esatta diluizione di una pittura in modo da
poterla spruzzare senza difficoltà con la pistola. L’impiego del
viscosimetro è semplice: si riempie l’imbuto della pittura da utilizzare
e si controlla con l’orologio quanti secondi impiega l’imbuto stesso a
svuotarsi.
Consultando una tabella di riferimento, che viene
fornita insieme alla pistola a spruzzo, si verifica se il tempo è troppo
lungo o troppo breve: nel primo caso è necessario diluire la pittura
fino ad arrivare al tempo giusto, nel secondo caso conviene aggiungere
una pittura più densa in modo da ottenere il tempo di svuotamento, e
quindi una fluidità, esatti.

Particolare materiale costituito da un insieme di resina liquida e di
uno o più fogli di tessuto in lana di vetro. Applicando il tessuto di
lana di vetro su una forma o su uno stampo particolarmente sagomato e
quindi spennellando questo tessuto con la resina si ottiene, nel giro di
alcune ore, uno strato rigido e resistente che ha assunto la forma
dello stampo. È pertanto possibile, per mezzo della vetroresina, creare
diversi oggetti quali parti di carrozzeria, parti di moto, contenitori,
vasi, ecc. Con la vetroresina è anche possibile realizzare coperture
continue di terrazzi o di grondaie in cemento per renderle impermeabili
all’acqua, data la insensibilità della vetroresina agli agenti
atmosferici. In vetroresina sono anche realizzati molti altri manufatti
quali imbarcazioni, carrozzerie di elettrodomestici, ecc. La vetroresina
indurita è lavorabile con il trapano e la sega; è riparabile con altro
tessuto di lana di vetro e altra resina. Si può anche limare, lisciare e
pitturare come se fosse legno.
•L'’uso e l’utilizzazione della vetroresina comporta una emissione di
vapori tossici per l’organismo, pertanto è necessario, qualora si
intenda effettuare lavorazioni con questo materiale, eseguirle in un
ambiente aereato e indossare mascherine durante il lavoro.

Il vetrocemento è un materiale a consistenza vetrosa con cui si realizzano mattonelle
trasparenti o traslucide di forma quadrata o rettangolare. Con queste
mattonelle si creano pareti o divisori che lasciano passare la luce, ma
hanno la consistenza e lo spessore di una vera e propria parete in
muratura. Le mattonelle in vetrocemento di tipo standard sono di forma
quadrata e misurano 19 cm di lato per uno spessore di 7 cm. Sono
costituite da due facce maggiori in vetrocemento unite da un telaio
rivestito in materiale isolante. L’assemblaggio delle mattonelle in
vetrocemento non è difficile: si tratta di realizzare dei corsi di
mattonelle poggiandole una sopra all’altra (ma non sfalsate come i
mattoni) interponendo, nelle commessure orizzontali e verticali, dei
sottili tondini di ferro che costituiscono l’armatura o, ancor meglio,
utilizzando gli appositi telai. La utilità delle mattonelle in
vetrocemento risulta evidente quando si desidera dare luce ad un
ambiente (una scala, un bagno, ecc.) senza dover realizzare delle
finestre (il che potrebbe essere anche impedito dalla vicinanza di altre
abitazioni). Le mattonelle in vetrocemento vengono spesso utilizzate
anche per realizzare coperture di pavimenti o di marciapiedi solide e
robuste ma che consentono l’ingresso della luce in seminterrati o in
scantinati.

Come costruire con il vetrocemento

 

Prodotto verniciante di origine molto antica: veronix, cioè “resina
odorosa” nel latino medioevale, deriva dalla città di Berenice, in
Cirenaica, da cui veniva importata. La vernice è una miscela di varia
densità formata da una sostanza filmogena e da un solvente: la prima può
essere un olio insaturo, detto anche siccativo, (e allora si parla di
vernici ad olio), una resina a base di derivati della cellulosa (alla
nitrocellulosa o, più semplicemente alla nitro), o una resina sintetica
(fenolica, acrilica, poliuretanica, epossidica, poliestere, siliconica,
ecc.).Per rifinire il legno si usano anche vernici all’alcool, nelle
quali la sostanza filmogena è costituita da resine naturali come la
gommalacca, il coppale, la sandracca, ecc. Anche il solvente può avere
diversa natura ed essere costituito da acqua, diluente sintetico, acqua
ragia, alcool, ecc. In aggiunta a questi componenti di base, le vernici
possono contenere alcuni additivi che ne aumentano la fluidità
(diluenti), favoriscono la formazione di un film elastico
(plastificanti), migliorano la resistenza ai raggi ultravioletti
(filtranti) o conferiscono un minimo di colorazione (pigmenti). In senso
stretto, infatti, la vernice è sempre un prodotto trasparente, non
necessariamente incolore: quando la quantità di pigmento è tale da
realizzare una finitura coprente si parla allora di smalto.

Minerale argilloso che viene usato, ridotto in pezzettini e granuli, per
costituire buoni isolamenti in intercapedini e in altre zone in cui
esso può essere collocato. La notevole capacità di isolamento termico
della vermiculite la rende anche adatta ad essere mescolata con
calcestruzzi e cementi per costituire impasti fortemente isolanti. La
vermiculite si acquista in sacchi che facilmente trasportabili da
versare nei punti di impiego.