Termine commerciale che indica un particolare tipo di foglio in faesite
che presenta una traforatura con fori rotondi, distanti uno dall’altro
circa 20-25 mm. La salamandra può servire per realizzare schienali di
mobili che devono risultare arieggiati ed è anche molto pratica per
costituire pannelli da porre sopra il banco da lavoro a cui appendere i
vari attrezzi. Nei fori, infatti, possono essere collocati dei gancetti
che sostengono gli attrezzi manuali di uso più frequente.

Efficace metodo di pulizia, che consiste nel trattare la superficie con
sabbia silicea erogata ad alta pressione: il sistema viene utilizzato in
edilizia per ripulire le facciate degli edifici od i travi a vista del
soffitto, in meccanica per rimuovere le incrostazioni dai motori, per
eliminare la ruggine da ringhiere e cancellate, per sverniciare
qualsiasi tipo di superficie. Eseguita ad arte sul legno nuovo, la
sabbiatura rimuove le fibre più tenere e crea sulla superficie un
effetto molto simile a quello provocato dal tempo e dalle intemperie:
questo trattamento si usa ad esempio quando è necessario rifare i
serramenti (di solito il portone d’ingresso) di vecchi e prestigiosi
palazzi, conservandone l’aspetto antico. Eseguita su vetro realizza una
finissima opacizzazione di aree delimitate. La sabbiatura a secco
richiede grandi quantità d’aria compressa e, a livello hobbistico, è
possibile solo su superfici molto ridotte, sfruttando per qualche attimo
la pressione massima del compressore per alimentare l’apposita pistola;
per superfici più grandi si può invece usare l’idropulitrice
equipaggiata con l’accessorio specifico, offerto da quasi tutte le
marche (deve adattarsi perfettamente alla lancia): qui la sabbia viene
aspirata e “sparata” dalla forza dell’acqua che, particolare molto
gradevole, rende impossibile la formazione di polvere (fastidiosa e
soprattutto dannosa). La sabbia, in ogni caso, non può essere quella che
si usa per preparare la malta: deve essere perfettamente asciutta e di
una granulometria ben precisa, per cui conviene acquistarla a sacchetti
da un rivenditore.
Ricordiamo infine che, dopo il trattamento, il
metallo sabbiato rimane totalmente “nudo” ed esposto all’ossidazione, e
deve quindi essere tempestivamente trattato con antiruggine.

Mezzo di applicazione di idropittura, costituito da un cilindro
rivestito di pelo morbido di varia lunghezza. Il cilindro è imperniato
su un asse collegato ad una impugnatura. La pittura col rullo è
estremamente vantaggiosa quando si tratta di pitturare ampie superfici,
in quanto permette di eseguire lavori in breve tempo. Il rullo si
utilizza intingendolo nella pittura e facendolo passare su una griglia
apposita per sgrondare l’eccesso di liquido. Poi si fa scorrere il rullo
(abbastanza lentamente) sulla parete. Eseguendo più passate incrociate
si ottiene una pitturazione uniforme e completa. La lunghezza del pelo
di un rullo può essere variabile a seconda delle specifiche esigenze: se
si deve pitturare una parete perfettamente liscia conviene utilizzare
un pelo corto che non assorba molta pittura e non crei schizzi o
gocciolature; se bisogna dipingere una parete con una superficie più
rustica è necessario utilizzare un rullo a pelo lungo che possa entrare
più facilmente nelle irregolarità della superficie.
In questo caso, poiché assorbe più pittura, va
spostato più lentamente evitando schizzi o gocciolature. Esistono anche i
rulli per “bucciatura”, costituiti da un cilindro spugnoso con celle di
varia dimensione, utilizzati per stendere la pittura di tipo plastico
(abbastanza denso): le cellette cedono la pittura, ma creano anche una
sorta di effetto ventosa che lascia sulla parete dei rilievi regolari
(la bucciatura, appunto).
• Esistono infine i rulli che non si caricano di
pittura intingendoli ma riempiendo un serbatoio ricavato al loro
interno. Passando il rullo sulla parete la pittura viene ceduta in
continuo.

Insieme di ossidi di ferro che si producono mettendo a contatto il ferro
con l’aria. La ruggine è il segno evidente di un processo di
degradazione del ferro in quanto la superficie diventa prima di un
colore marroncino, quindi comincia a prodursi un lieve polverino e, man
mano che il processo avanza, si formano scaglie sempre più grosse fino
alla totale perforazione e distruzione del metallo. La ruggine va
evitata in qualsiasi manufatto di ferro: ciò si ottiene applicando degli
“antiruggine”. Quando una parte di ferro è stata già aggredita dalla
ruggine, si può intervenire efficacemente usando particolari composti
detti “convertitori”. In ogni caso la ruggine deve sempre essere (prima
di qualsiasi trattamento) asportata completamente per mezzo di spazzole
di ferro, tele e carte smeriglio. Il metallo, una volta ripulito, deve
anche essere lavato con benzina o solvente in modo da asportare
totalmente il polverino di ruggine che può esservi rimasto. Poi si può
passare all’applicazione di prodotti antiruggine.
• Convertitore: liquido speciale in grado di
“convertire” la ruggine in un composto protettivo contro ulteriori
ossidazioni. La ruggine deve essere spazzolata in modo da asportare le
scaglie più grosse ed il convertitore va applicato a pennello in uno
strato continuo, versando in un contenitore la quantità di prodotto che
si prevede di usare. L’eventuale rimanenza non va reimmessa nel
contenitore originale, perché le inevitabili tracce di ruggine
innescherebbero il processo di conversione e renderebbero inutilizzabile
tutto il liquido. Il convertitore si lascia asciugare da 24 a 48 ore
(leggere bene le istruzioni), poi si stende lo smalto di finitura.

Il rubinetto può essere costituito in maniere molto diverse a seconda
dell’impiego e del sanitario che esso deve servire. Indipendentemente
dalla struttura esterna e dalla forma del rubinetto, lo schema di
funzionamento è sempre lo stesso. Un vitone centrale viene azionato e
fatto avanzare da una manopola fino a premere una guarnizione contro una
sede in cui perviene l’acqua. Ruotando la manopola la guarnizione si
allontana più o meno dalla bocca di arrivo dell’acqua e quindi si regola
l’afflusso. Per miscelare acqua fredda ed acqua calda i rubinetti sono
dotati di due comandi e di una camera di miscelazione. Oggi sono molto
usati i rubinetti “monocomando”, che permettono di ottenere una buona
graduazione della miscelazione per mezzo di una sola leva. I danni che
più frequentemente presentano i rubinetti sono: la deformazione della
guarnizione, che va sostituita, oppure il deposito calcareo che si forma
sulla sede della guarnizione stessa, che va eliminata con la “fresa per
rubinetti”. Può anche presentarsi una perdita dall’alto (dalla
manopola) in tal caso è da sostituire una particolare guarnizione detta
“premistoppa”. Un particolare tipo di rubinetto è quello “a sfera”. In
esso non è presente il vitone con guarnizione ma una sfera forata che
viene azionata da una leva esterna. Ruotando questa sfera si porta il
foro a essere coassiale o trasversale con la bocca erogatrice: nella
prima posizione si ha passaggio dell’acqua, nella seconda posizione si
ha la chiusura. Uno dei vantaggi è che si ottiene l’apertura da zero al
massimo con un quarto di giro della leva. Il rubinetto a sfera non ha
praticamente bisogno di manutenzione in quanto la sfera ruota in una
sede di teflon che è autolubrificante e praticamente non deformabile.
Questi rubinetti sono spesso usati, all’esterno, per creare “punti
acqua”.
• Monocomando: erogatore idrico dotato di un unico
comando a leva che, quando viene ruotato verso destra o verso sinistra,
distribuisce acqua fredda o calda, mentre se è alzato o abbassato
regola la quantità di acqua erogata. Il rubinetto monocomando sta
conoscendo una fase di grande espansione data la semplicità di
azionamento e la precisione di regolazione della temperatura.
Il monocomando, tra l’altro, è dotato di un
sistema di regolazione che molto difficilmente è fonte di gocciolamenti o
perdite, per cui dura moltissimo tempo prima di dover essere
sostituito: in genere basta cambiare la “cartuccia”, cioè il blocchetto
interno che contiene tutto il meccanismo.
Esiste anche un tipo di monocomando termostatico,
che presenta una ghiera sulla quale sono indicate le diverse
temperature: quando il rubinetto viene aperto esso provvede
automaticamente a erogare l’acqua alla temperatura impostata,
effettuando la giusta miscelazione tra acqua calda e fredda.
• Rubinetto di intercettazione: non ha il compito di
erogare acqua ma quello di chiudere o aprire l’afflusso d’acqua lungo
una tubazione. Viene spesso definito anche “valvola” appunto per questa
sua funzione di controllo. Il rubinetto di intercettazione, per quanto
riguarda il funzionamento interno, non differisce da un normale
rubinetto: può essere a vitone con guarnizione, oppure a sfera.
I rubinetti di intercettazione si collocano
all’inizio di un circuito idrico in modo da poterlo isolare quando si
debbano realizzare delle riparazioni: è quindi opportuno collocare un
rubinetto di intercettazione prima di un sanitario o di un gruppo di
sanitari, in modo da poter agire su questi senza dovere togliere l’acqua
a tutta l’abitazione.
• Bisogna ricordarsi di non serrare mai troppo
forte un rubinetto di intercettazione in quanto esso, rimanendo per
lungo tempo chiuso (o aperto), potrebbe poi presentare difficoltà di
manovra: è quindi buona norma aprire e chiudere a fondo tutti i
rubinetti di intercettazione una volta al mese, in modo da mantenere il
meccanismo libero da incrostazioni.

Elemento decorativo in fibra e gesso che si applica al soffitto, intorno
all’attacco del lampadario. Il rosone, variamente lavorato con motivi
floreali o geometrici, può anche essere dipinto con idropittura o con
smalti colorati in modo da rispondere a determinati criteri estetici.
Esistono anche rosoni da applicare su pareti verticali, sempre per scopi
di finitura ed abbellimento. Molto diffusi, poi, rosoni ed altri
elementi decorativi in polistirolo ad alta densità, che offrono
prestazioni e durata del tutto equivalente.Per mettere in opera il
rosone si può utilizzare il gesso (metodo tradizionale) o un ben più
comodo mastice di montaggio a base acrilica.

• Piana: elemento meccanico a forma di corona circolare che aumenta la
superficie di appoggio del mezzo di fissaggio (vite, bullone o dado)
distribuendo lo sforzo in modo più uniforme. Le rondelle piane vengono
prodotte sia nell’esecuzione “tranciata” (più economica) sia in quella
“bisellata” (più precisa e con la circonferenza smussata). Il rapporto
tra il diametro del foro e quello esterno è, nelle versioni normali, di
1:2 (una rondella con foro da 6 mm misura 12 mm all’esterno), ma in
commercio si trovano comunemente rondelle più grandi. Nel linguaggio
comune si parla di rondelle “3 (o 4) volte il foro” e, per stare
all’esempio precedente, avremo un diametro da 18 o da 24 mm. Oltre a
proteggere la superficie di appoggio, la rondella piana contrasta in
qualche misura lo svitamento del dado o del bullone ma, in qualche caso,
viene usata come distanziale, per favorire il movimento reciproco di
due parti (vedi ad esempio le rondelle di ottone che si calzano sui
cardini delle porte).
• Spaccata: tipo di rondella costituito da una corona circolare molto
più ridotta ed interrotta in un punto: le due estremità dello spacco
sono sfalsate in posizione di riposo e ritornano sullo stesso piano
quando il serraggio è completato. Chiamate anche Grower, servono per
impedire l’allentamento delle giunzioni ma, in molti casi, lasciano il
posto ad altri sistemi (dadi autobloccanti, dadi con intaglio per il
passaggio di una copiglia, dadi da acciaccare, ecc.).
• Dentellata: ha la funzione della versione precedente ma, in questo
caso, la corona circolare presenta tante piccole spaccature lungo la
circonferenza esterna (o interna, o su entrambe) a formare tanti piccoli
settori: viene utilizzata, di solito, quando la vite è di piccolo
diametro ed il carico non è troppo elevato (elettrodomestici, computer,
ecc.)

Utensile manuale o elettrico che serve per tagliare lamiere con
rapidità, eseguendo anche tagli molto sagomati, senza deformare i bordi:
il principio di funzionamento è semplice, e si basa su una piccola
lama, spessa qualche mm, che si muove con precisione all’interno di due
ganasce fisse, asportando un truciolo che si arrotola davanti alla parte
attiva.
• La roditrice manuale ha un costo del tutto
abbordabile, taglia lamiere spesse fino a circa 1 mm ed è utilizzata, ad
esempio, dai lattonieri e da chi mette in opera il cartongesso, mentre
la versione elettrica è decisamente più costosa ed è riservata ad un uso
prettamente professionale.

Utensile manuale che deposita i rivetti.
Si tratta di una speciale pinza dotata di due
impugnature, la cui testa può ricevere, in un particolare foro, il gambo
del rivetto per applicare il quale è necessario stringere le
impugnature. Tramite questa azione il rivetto viene tirato con molta
forza: la testa viene schiacciata e deformata quindi il rivetto viene
strappato alla base. Rimane solamente la testa che, deformandosi sia da
una parte del foro sia dall’altra, unisce fortemente i due elementi da
unire. Il rivetto è costituito da un gambo a forma di chiodo con una
testa di maggiori dimensioni allungata e di materiale deformabile. La
testa, che viene inserita in un foro praticato su entrambe le parti che
devono essere unite, viene deformata per mezzo di una rivettatrice e
quindi il gambo viene tranciato. In tal modo la testa blocca le due
parti e questo bloccaggio avviene senza dover accedere alla parte
opposta. Vi sono rivetti di diametri e lunghezze diverse a seconda dei
tipi di lamiera da unire.
• La grande utilità della rivettatrice sta nel fatto
che essa permette di unire saldamente lamiere sottili (che non si
possono saldare) lavorando solo da una parte (quindi nella impossibilità
di collocare viti da ferro con dado).

Accessorio per trapano da montare al mandrino (o al suo posto). Si
tratta di un particolare dispositivo costituito da una coppia di
ingranaggi (a 90 gradi) che permette di azionare un inserto od una
punta, per intervenire in posizioni scomode o non altrimenti
raggiungibili. Accessori di questo tipo sono disponibili in più
versioni, sia per le operazioni di avvitatura, sia per impieghi più
gravosi: esistono anche modelli che trasmettono non solo la rotazione,
ma anche il movimento di percussione. Il rinvio ad angolo fa parte
integrante di elettroutensili come la smerigliatrice che, per questo
motivo, chiamiamo angolare.