Enciclopedia T

Enciclopedia di Bricoportale. Termini che che iniziano con “T”

Particolare tipo di pistola dotata di resistenze interne in grado di
erogare un potente getto di aria estremamente calda (fino a 600°) per
eseguire lavori diversi. L’aria calda, ad esempio, consente di provocare
la fusione e l’arricciatura di pitture in modo da poterle asportare
facilmente col raschietto. Con la termopistola, pertanto, è possibile
eseguire rapide sverniciature su materiali diversi quali il legno, il
metallo, ecc.
La termopistola fonde anche molti tipi di colla e
quindi facilita l’asportazione di moquette e di diversi tipi di carte da
parati.
Con la termopistola è anche possibile scaldare
parti in materiale plastico, PVC, ecc. in modo da poterle sagomare,
curvare, per imprimere una forma che poi viene mantenuta costante a
raffreddamento avvenuto.
• La termopistola è un attrezzo pratico e utile, ma deve essere usato in
modo attento: non deve mai venire rivolto verso il corpo dell’operatore
in quanto può provocare ustioni.

Elemento di controllo della temperatura montato su caldaie, scaldabagno,
boiler, in grado di disattivare il sistema di riscaldamento dell’acqua
quando viene raggiunta una certa temperatura, e di riattivarlo quando la
temperatura dell’acqua scende al di sotto del valore minimo previsto.
Il termostato è anche utile per azionare pompe di
circolazione dell’acqua al raggiungimento di una determinata
temperatura, oppure per azionare l’impianto di riscaldamento (di
qualsiasi genere si tratti) rilevando la temperatura interna di un
ambiente.
• Nell’impianto generale di riscaldamento vi
possono essere pertanto più termostati (uno sulla caldaia, uno per le
pompe di circolazione, uno interno all’appartamento ed altri in
possibili valvole sezionatrici dell’impianto) e bisogna fare attenzione
che essi non interferiscano tra di loro.
In altri termini, può accadere che un termostato
azioni o disattivi il funzionamento di una parte dell’impianto dando
ordini contrari o comunque non in sincronia con altri termostati.

L’impianto di terra, che è obbligatorio in tutte le abitazioni, è
costituito da un circuito realizzato con trecciola di rame che collega i
morsetti centrali delle prese elettriche. In questo morsetto viene
inserito lo spinotto centrale delle spine di alimentazione di
apparecchiature elettriche diverse.
Questo spinotto è in collegamento con la carcassa
metallica dei vari utilizzatori. In caso di guasto o di fuga di corrente
attraverso la carcassa metallica la corrente viene condotta attraverso
il conduttore di terra fino alla spina, quindi dallo spinotto al cavo di
terra e il cavo di terra (la trecciola) conduce la corrente verso un
dispersore metallico (detto “dispersore” o “puntazza”) conficcato nel
suolo. In tal modo si ha la garanzia che eventuali dispersioni di
corrente non possano danneggiare le persone ma vengano direttamente
scaricate a terra.
L’impianto di terra viene realizzato con un grosso
conduttore a trecciola in rame sul quale non devono essere inseriti
elementi di interruzione.
Tutti i conduttori di terra provenienti dalle
varie prese confluiscono con un unico conduttore che è quindi collegato
alla puntazza. Molte abitazioni di vecchia costruzione non hanno
l’impianto di terra: è estremamente importante realizzarlo ed è
necessario farlo con l’intervento di un tecnico qualificato, in quanto
bisogna rispettare precise norme sugli impianti elettrici delle
abitazioni.
• Dispersore: elemento metallico, collegato con l’impianto di terra
dell’abitazione, conficcato profondamente nel terreno. Il suo compito è
quello di disperdere a terra eventuali fughe di corrente che si
verifichino in tutti gli elementi protetti dall’impianto di terra.
Fisicamente il dispersore è costituito da un robusta punta metallica
(detta “puntazza”) che viene conficcata a mazzate nel terreno mentre la
testa sporge leggermente e viene protetta da un piccolo tombino.
Sulla testa è presente un occhiolo cui si collega, tramite un morsetto,
la trecciola di rame del circuito di terra, che proviene
dall’abitazione.

Strumento che permette di effettuare diverse misure elettriche. Dotato
generalmente di un quadro con lancetta (ma esistono anche le versioni
“digitali”) esso consente di rilevare la tensione in due punti di un
circuito (ad esempio nelle prese di corrente), la resistenza di un
qualsiasi conduttore, la corrente che scorre in un circuito ed
effettuare altre misurazioni di carattere più complesso. Un piccolo
tester con portate (possibilità di misurazione) fino a 500 volt e 5
ampère in tensione alternata, e 50 volt e 2 ampère in tensione continua,
oltre alla misurazione di resistenza, può essere sufficiente ed utile
in un’abitazione in quanto consente, ad esempio, di verificare se in una
presa è presente la tensione, se questa tensione è a 220 volt o è più
bassa, verificare se una lampadina è bruciata o se un circuito è
interrotto, ecc.
• Apprendere il funzionamento di un tester è abbastanza facile e, molto
spesso, le istruzioni a corredo sono sufficienti a chiarire ogni dubbio.

Elemento elettromeccanico che è in grado di azionare o disattivare
apparecchiature elettriche secondo orari prestabiliti. In commercio
esistono diversi tipi di temporizzatori che sono costituiti da un
orologio il quale attiva o disattiva contatti a seconda
dell’impostazione ricevuta.
I temporizzatori sono molto comodi per azionare
caldaie ed altri mezzi di riscaldamento (in particolare durante le ore
di assenza delle persone), ma sono utilissimi in elettronica e in
fotografia e per diverse altre apparecchiature. Possono essere montati
anche direttamente all’interno di diversi elettrodomestici quali la
lavatrice, il forno a microonde, le stufe e le cucine.

Elemento meccanico che serve per tendere fortemente un cavo o un filo
metallico. L’uso più frequente si ha durante la posa di recinzioni, in
quanto permette di tendere i fili di sostegno della rete. E´ costituito
da una sagoma metallica all’interno della quale un perno passante
avvolge il filo: azionando la vite con la chiave inglese si realizza una
forte tensione del filo stesso. Il tendicavo classico è costituito da
un corpo metallico alle due estremità del quale possono avvitarsi due
occhioli con gambo filettato.
Gli occhioli vengono collegati alle due estremità
del cavo in modo che, azionando il corpo centrale, gli occhioli stessi,
avvitandosi, avanzino uno verso l’altro tendendo fortemente il cavo.
Il tenndicavo è necessario per mettere in tensione
i cavi che devono stabilizzare antenne, oppure sorreggere carrucole e
mantenere in posizione delle coperture e per altri impieghi simili.

Termine generico che indica un sistema meccanico atto a mantenere una
cinghia di trasmissione sempre con la giusta tensione, in modo che essa
trasmetta facilmente il moto senza scivolare e senza fuoriuscire dalle
pulegge.
Il tendicinghia può essere rappresentato da una
rotella, spinta da una molla, che appoggia sul dorso della cinghia in
modo da mantenerla in tensione oppure può essere costituito da un’asola a
scorrimento in cui uno degli elementi su cui è collegata la puleggia
può muoversi liberamente, richiamato da una molla.

Diffusissimo e praticissimo elemento di fissaggio e sospensione a pareti
in muratura ed in altri materiali. Nonostante vi siano modelli molto
diversi di tasselli, il principio generale è sempre lo stesso: una parte
deformabile in plastica o in metallo viene inserita all’interno di un
foro praticato nella parete. Questa parte deformabile riceve, per
avvitamento, il corpo metallico del tassello: l’avvitamento progressivo
provoca una espansione di questa parte deformabile che va a comprimere
fortemente le pareti del foro e, di conseguenza, crea una notevole
pressione sul corpo del tassello stesso, bloccandolo stabilmente in
posizione. Quando l’avvitatura è terminata e l’espansione completata il
tassello è saldamente fissato e pertanto la parte di esso che sporge
fuori dal muro (e che può essere variamente sagomata a gancio, a vite, a
occhiello o in altro modo) è atta a sorreggere pesi o a sostenere
trazioni di diverso tipo. A seconda degli impieghi che i tasselli devono
svolgere e a seconda del tipo di materiale con cui è fatta la parte che
si espande, i tasselli stessi prendono alcune denominazioni
particolari. I normali tasselli hanno il corpo ad espansione in
materiale sintetico (di solito nylon) suddiviso in due o più elementi,
che si allargano quando penetra la vite. Per applicare un tassello è
necessario praticare, nella parete, un foro preciso senza slabbrature,
dello stesso diametro del corpo esterno del tassello. Poi si inserisce
la parte destinata ad espandersi e si avvita fino a completo bloccaggio.
Non è però conveniente esagerare con la forza di serraggio in quanto il
tassello, nell’espandersi, esercita notevole forza contro le pareti del
foro e potrebbe danneggiare il muro. Come per i chiodi e le viti
esistono, come si è già accennato, diversissimi tipi di tasselli: dai
più “pesanti”, addatti a fissaggi di strutture rigide su calcestruzzo,
ai più leggeri, per quadri e mensole.
Tipi speciali sono i cosiddetti “tasselli ad
ancoretta”, che sono particolarmente adatti per appendere lampadari o
altri corpi al soffitto nelle abitazioni in cui i soffitti sono
realizzati con laterizi cavi. I tasselli ad ancoretta, dopo la foratura,
vengono inseriti nel foro e una particolare doppia lamella si allarga
(ad ancora) ed impedisce al tassello stesso di fuoriuscire dal foro.

Vengono così definiti gli elaborati in legno di spessore compreso tra i 4
e gli 8 cm, lunghi tra i 2 ed i 6 metri. La larghezza normale del
tavolame varia dai 20 ai 34 cm.
• Quando si acquistano le tavole bisogna far
attenzione alle dimensioni nominali e a quelle reali.Le prime sono
quelle della tavola segata e grezza, quelle reali sono quelle che si
ricavano dopo la piallatura e la intestatura. Sono queste, pertanto, le
dimensioni effettive da considerare quando si procede alla stesura di un
progetto.