Enciclopedia S

Enciclopedia di Bricoportale. Termini che che iniziano con “S”

Utensile elettrico dotato di una punta (che viene riscaldata da una
resistenza) e di una impugnatura per poter azionare la punta. Il
saldatore serve a fondere il filo o la bacchetta di lega di stagno ed
eseguire saldature su piccoli componenti in rame, ottone ed altri
metalli e leghe che possono essere saldati con lo stagno. Il saldatore
elettrico può avere diverse fogge e diverse potenzialità. Il più
semplice ha la punta del diametro di una matita, che va restringendosi
verso l’estremità anteriore e quindi si incurva verso il basso. Serve
per lavori continuativi e prolungati su pezzi di metallo e non su
circuiti elettrici.
Per lavorare su circuiti elettrici è più conveniente utilizzare il
saldatore istantaneo a pistola, un attrezzo a
forma di pistola, con pulsante di azionamento che fa riscaldare la
resistenza e scalda la punta. Con questo strumento è possibile eseguire
saldature piuttosto precise. Per intervenire su circuiti elettronici si
usa invece la versione “a stilo”, caratterizzata da una punta diritta
che termina ad ago. Per saldature più impegnative su pezzi di grandi
dimensioni, è invece opportuno utilizzare il saldatore a “mazzetta”.
• Saldatore termostatico: particolare tipo di saldatore elettrico a
stilo, dotato di una centralina di controllo che è in grado di mantenere
la punta a temperatura costante: questo tipo di saldatore è utile per
lavori prolungati sui circuiti elettronici, perché la temperatura del
saldatore non supera mai il valore ottimale e non si corre il rischio di
danneggiare i componenti più delicati.

Apparecchio in grado di produrre un potente arco voltaico, che a sua
volta fonde il metallo. La versione più comune funziona grazie ad un
particolare trasformatore (detto “a ferro saturo”) che abbassa la
tensione di rete dai 220V a circa 40-50V, ma aumenta l’amperaggio
conservando una certa possibilità di regolazione per adattare l’arco al
diametro dell’elettrodo. Questo tipo di saldatrice, detta anche
“statica”, eroga corrente alternata e non è quindi adatta per saldare,
ad esempio, l’acciaio inox. Un tempo assai costose ed ora molto più
abbordabili sono invece le saldatrici ad inverter che, con peso ed
ingombro assai minori, sono efficaci sia sul ferro sia sull’inox: qui,
mediante raffinati circuiti elettronici, la corrente alternata viene
prima trasformata in continua e poi, grazie all’inverter, convertita in
alternata ad alta frequenza (dai 50 Hz della rete a circa 85.000 Hz);
prima di arrivare all’elettrodo, infine, la corrente ritorna ad essere
continua, e di ottima qualità, a tutto vantaggio del risultato finale
(l’elettrodo non “scoppietta”, ma si fonde in modo fluido e regolare).
Per effettuare la saldatura si collega la pinza di
massa ad uno dei pezzi da unire e si inserisce un elettrodo nella pinza
portaelettrodo, si accende la saldatrice, si regola la corrente e si
porta a contatto l’elettrodo con le parti da saldare, lungo la linea di
unione. In questo punto avviene un violento cortocircuito con sviluppo
di notevole calore e luce (definito “arco”) che fonde sia l’elettrodo
inserito nella pinza, sia i bordi dei metalli da unire. Dopo questa
fusione il metallo si raffredda e si realizza così la saldatura dei due
pezzi. Esistono in commercio saldatrici ad arco di varia potenzialità
per poter saldare su pezzi di vario spessore. Per un impiego fai-da-te è
più che sufficiente una saldatrice che raggiunga i 120-130 ampère di
corrente e fonda elettrodi del diametro 3,25 mm. Quando si salda è
necessario collocare la saldatrice in una posizione sicura, lontano da
posti bagnati o umidi e a riparo da schizzi di metallo fuso; è anche
necessario (oltre ad indossare la maschera con vetro “inattinico”)
ripararsi il capo con un berretto, utilizzare guanti e non indossare
vestiti con risvolti o tasche aperte in quanto gli schizzi di materiale
fuso potrebbero penetrarvi e causare danni. Ricordarsi sempre di
spegnere la saldatrice e scollegarla dalla rete quando non si salda o
durante gli intervalli del lavoro.

Apparecchiatura elettrica per saldatura costituita da un trasformatore
che abbassa la tensione di rete e fornisce la tensione ad una pinza di
massa e ad un rocchetto di filo che funge da elettrodo e metallo
d’apporto. Per mezzo di una particolare “torcia”, attraverso la quale
penetra il filo e dalla quale esso fuoriesce, è possibile, collegando la
pinza di massa al metallo da saldare, creare un arco continuo tra il
filo e i metalli da unire in modo da fondere il filo stesso e i lembi
dei metalli, per realizzare un sottile cordone di saldatura. La
saldatrice a filo è particolarmente adatta per saldatura su lamiere
sottili, che verrebbero irrimediabilmente bucate dalla potenza dell’arco
di una normale saldatrice ad arco, ma svolge egregiamente la sua
funzione anche su pezzi di notevole spessore. La saldatrice a filo è
anche molto pratica per saldature prolungate, in quanto nel rocchetto
sono avvolti molti metri di filo e non vi è necessità di interrompere il
cordone per inserire un nuovo elettrodo. Con la saldatrice a filo è
anche possibile eseguire saldature in ambiente gassoso (vedi MIG) e
realizzare unioni tra metalli particolari. Anche il filo di apporto può
essere in leghe diverse per adattarsi al tipo dei metalli da unire.

Efficace metodo di pulizia, che consiste nel trattare la superficie con
sabbia silicea erogata ad alta pressione: il sistema viene utilizzato in
edilizia per ripulire le facciate degli edifici od i travi a vista del
soffitto, in meccanica per rimuovere le incrostazioni dai motori, per
eliminare la ruggine da ringhiere e cancellate, per sverniciare
qualsiasi tipo di superficie. Eseguita ad arte sul legno nuovo, la
sabbiatura rimuove le fibre più tenere e crea sulla superficie un
effetto molto simile a quello provocato dal tempo e dalle intemperie:
questo trattamento si usa ad esempio quando è necessario rifare i
serramenti (di solito il portone d’ingresso) di vecchi e prestigiosi
palazzi, conservandone l’aspetto antico. Eseguita su vetro realizza una
finissima opacizzazione di aree delimitate. La sabbiatura a secco
richiede grandi quantità d’aria compressa e, a livello hobbistico, è
possibile solo su superfici molto ridotte, sfruttando per qualche attimo
la pressione massima del compressore per alimentare l’apposita pistola;
per superfici più grandi si può invece usare l’idropulitrice
equipaggiata con l’accessorio specifico, offerto da quasi tutte le
marche (deve adattarsi perfettamente alla lancia): qui la sabbia viene
aspirata e “sparata” dalla forza dell’acqua che, particolare molto
gradevole, rende impossibile la formazione di polvere (fastidiosa e
soprattutto dannosa). La sabbia, in ogni caso, non può essere quella che
si usa per preparare la malta: deve essere perfettamente asciutta e di
una granulometria ben precisa, per cui conviene acquistarla a sacchetti
da un rivenditore.
Ricordiamo infine che, dopo il trattamento, il
metallo sabbiato rimane totalmente “nudo” ed esposto all’ossidazione, e
deve quindi essere tempestivamente trattato con antiruggine.