Enciclopedia P

Enciclopedia di Bricoportale. Termini che che iniziano con “P”

Elemento di ferro a sezione rettangolare, di varie dimensioni e
lunghezze.La piattina è uno dei manufatti base con cui si realizzano
diverse strutture in ferro in quanto può essere piegata, tagliata,
curvata, saldata ed elaborata in modo da ricavare telai, rinforzi,
volute, riccioli, ecc.
Si acquista presso i fabbri o presso i rivenditori
di materiale ferroso. Se la piattina non deve servire per realizzazioni
“a vista” può anche essere acquistata presso i rivenditori di rottami
metallici che ne dispongono in grandi quantità a basso prezzo perché
recuperate da strutture demolite.

Sorta di ghiaia di varia “granulometria” ottenuta per frantumazione di
pietre in frantoio. Il pietrisco può avere dimensioni varie: tipiche
sono le dimensioni che vanno dagli 1 agli 8 cm di diametro medio.
Serve come “inerte” per realizzare impasti con
cemento o come sottofondo riempitivo, solido e drenante per gettate di
cemento, pavimentazioni in esterni, vialetti d’accesso, ecc.

Liquido (o polvere) da aggiungere a pitture diverse (soprattutto
idropitture) per variarne la tonalità o per cambiarne radicalmente il
colore.
Una idropittura bianca può essere fatta diventare leggermente rosa,
giallognola o azzurrina aggiungendo piccole quantità di pigmenti rossi,
gialli o blu mentre, miscelando più pigmenti, si può ottenere una gamma
pressoché infinita di tinte.
Se preparare una certa tinta non è troppo difficile, e problematico,
invece, riprodurla tal quale una seconda volta: per questo motivo è
preferibile, nei normali lavori di imbiancatura, affidare la
preparazione del prodotto al colorificio, quasi sempre fornito di
apposita apparecchiatura (tintometro).

Attrezzo manuale o motorizzato composto da una parte tagliente posta tra
due piani di riferimento, uno di entrata ed uno di uscita, leggermente
sfalsati fra di loro. Durante l’uso la lama, che sporge dal piano di
entrata, asporta un truciolo di legno e la superficie lavorata trova
appoggio sul piano di uscita, posto allo stesso livello della parte
tagliente. In questo modo, azionando l’attrezzo (o l’elettroutensile)
nel modo corretto, si possono rendere piane superfici irregolari o
curve.
• Pialla manuale: composta da una suola (di legno o metallica) e da una
impugnatura, è dotata di un ferro tagliente che sporge sotto alla suola
stessa. L’impiego della pialla manuale non è semplice in quanto è
necessario regolare con precisione la lama tagliente, portare la lama a
contatto col legno nel modo corretto e lavorare con regolarità.
• Pialla elettrificata: elettroutensile integrale dotato di due piani di
appoggio, di cui uno regolabile per determinare la profondità di
passata (in pratica lo spessore del truciolo che viene asportato). Il
motore elettrico aziona un cilindro “portacoltelli” (equipaggiato con
una, due o tre lame) che ruota rapidamente in modo da asportare legno:
la presenza del motore elimina la maggior parte della fatica ma, per
ottenere buoni risultati, serve comunque una notevole manualità. Più
facile da usare la pialla intesa come macchina stazionaria, perché in
questo caso i piani sono molto più lunghi e forniscono quindi una
superficie di riferimento più estesa (vedi anche la voce “piallatura”).

Sottile foglio di legno naturale ricavato con particolari macchine che
può essere applicato su legni o pannelli di bassa qualità in modo da
ottenere una superficie che ha l’apparenza di un massello pregiato.I
piallacci si acquistano presso i negozi specializzati e sono in varie
essenze pregiate (noce, mogano, tek, ecc.). Sono spessi alcuni decimi di
mm e sono anche molto delicati : per ottenere buoni risultati, quindi,
serve una certa dose di esperienza.

Lavorazione sulle facce di una tavola o di un listello per renderle
perfettamente piane ed esenti da irregolarità e per portare ad un
determinato spessore diversi pezzi di legno. Si distinguono due tipi di
piallatura:
• a filo: per levigare e rifinire una superficie.
Si può realizzare con una pialla manuale (e molta esperienza), col
pialletto elettrico (azionato a mano o montato su un apposito supporto) o
meglio con una vera e propria piallatrice, da banco o stazionaria.
Questa è costituita da due semipiani metallici separati al centro dal
tamburo portacoltelli. I coltelli ruotano rapidamente e, portati a
contatto con il legno, lo asportano in sottili trucioli. Piallata a filo
una faccia, di solito si monta la guida parallela e si pialla quella
adiacente, per ottenere un angolo retto: l’insieme di queste due
operazioni viene definita “squadratura”.
• a spessore: serve per dare uno spessore uniforme
agli elementi in legno. Per eseguire questa lavorazione si possono
usare macchine specifiche (pialle a spessore) o macchine studiate per
lavorare sia a filo sia a spessore, come succede ad esempio nelle
combinate per legno: in questo caso la tavola scorre su un piano
regolabile in altezza che si trova sotto al tamburo portacoltelli , a
sua volta affiancato da due rulli di trascinamento. Appoggiando su detto
piano una faccia già piallata ed azionando il meccanismo di
avanzamento, i coltelli creano una superficie rifinita e perfettamente
parallela a quella di appoggio: basta ripetere l’operazione anche
sull’ultima faccia grezza per avere un pezzo di sezione uniforme e con
gli spigoli in squadra.

Elementi metallici di varia dimensione e forma (rettangolari, allungati,
quadrati, triangolari, a L, a T, ecc.) dotati di fori per il passaggio
di viti. Le piastrine si impiegano per collegare tra loro parti in legno
in modo da costituire solide giunzioni senza dover procedere ad
inchiodature o incollaggi o incastri tra le parti di legno.
Generalmente, nelle piastrine, i fori per il passaggio delle viti sono
svasati in modo che, utilizzando viti a testa fresata, esse si
incastrino perfettamente nella sede e non fuoriescano dal metallo.

Piano di appoggio del piede sul gradino di una scala: la sua misura in
profondità, assieme a quella dell’alzata (in pratica quanto si sale ad
ogni gradino), determina la comodità d’uso della scala stessa.In
condizioni normali si adottano pedate di circa 30 cm ed alzate di 14-17
cm, ma molto dipende dalle modalità costruttive: se la scala è a gradino
aperto, cioè priva dell’elemento verticale, la pedata può essere
ridotta perché la punta del piede può uscire dalla superficie teorica
utile, senza però superare certi valori perché la salita risulterebbe
abbastanza agevole, ma la discesa sarebbe quanto mai difficoltosa (basti
pensare ad una scala a pioli: la pedata è ridotta al minimo, ma bisogna
scendere nello stesso modo in cui si è saliti, con la faccia rivolta ai
gradini.). I valori dell’alzata e della pedata sono del tutto diversi
nelle scale a chiocciola, dove ci sono altri fattori di cui tenere conto
(ad esempio la necessità di conservare la posizione eretta senza
battere la testa nei gradini soprastanti).