Matassa di fili di acciaio estremamente sottili che, strofinata su una
superficie, esercita un’azione abrasiva più o meno energica.Per i
normali usi di cucina si utilizza una paglietta piuttosto grossolana
mentre, per rifinire il legno grezzo o verniciato, esistono versioni
specifiche (00, cioè zero-zero) che garantiscono un’azione efficace ma
molto delicata: l’unica avvertenza consiste nell’asportare con cura,
alla fine del lavoro, tutti i residui di lavorazione, magari con una
bella soffiata di aria compressa.
• I residui di paglietta sono dannosi quando la
verniciatura finale prevede l’utilizzo di un prodotto all’acqua, perché
si potrebbero formare minuscole macchie di ruggine.

Lega di rame e zinco che, a seconda della percentuale dei componenti, si
rivela adatta agli impieghi più disparati, conservando comunque una
notevole resistenza all’ossidazione. Facilmente lavorabile anche a
freddo, si taglia senza difficoltà e si salda a stagno.Viene utilizzato
come metallo d’apporto nelle saldobrasature su rame ed acciaio dolce. I
numerosi oggetti d’ottone con cui usualmente si viene a contatto
possono essere lucidati con prodotti appositi e raggiungono una notevole
lucentezza.

Il termine indica in genere un fluido lubrificante ed a volte viene
usato a sproposito: quello che si usa nell’impianto frenante
dell’automobile, ad esempio, non è un “olio”. La vastità degli impieghi
fa sì che esistano innumerevoli tipi di olio, ognuno studiato in
funzione del tipo degli organi da lubrificare e delle condizioni di
esercizio: l’olio per le seghe a catena, ad esempio, è molto “colloso”
per resistere alla forza centrifuga. Nel campo dei motori troviamo poi
oli “per 2 tempi”, da miscelare al carburante e quindi “a perdere”, ed
altri da immettere nella coppa, capaci di garantire un’efficace
protezione per moltissimi chilometri. Nelle auto si possono utilizzare
oli minerali, a base parzialmente sintetica (la maggior parte di quelli
in commercio) e sintetici (più costosi ma anche più salutari per il
motore).
La viscosità del lubrificante deve essere tale da
garantire la maggior scorrevolezza possibile a freddo ed il più alto
grado di protezione alle temperature elevate: per questo motivo oggi si
usano oli multigradi, (ad esempio 5-W50), indicati per ogni stagione
dell’anno.
• Distinguere un olio di qualità è, da qualche tempo, diventato facile
anche per il profano: sulle confezioni, infatti, è riportata la
classificazione secondo le norme ACEA (Associazione Costruttori Europei
Automobili). Una lettera dell’alfabeto indica la destinazione d’uso (A
per motori a benzina, B per motori diesel, E per veicoli commerciali),
mentre un numero (1, 2, 3 o 4) indica il grado di qualità (più è alto
meglio è). Un olio A3 B2, ad esempio, va bene anche sul diesel ma è più
indicato per un motore a benzina. Nelle automobili di oggi, comunque,
esistono anche altri tipi di olio: per il cambio ed il differenziale,
per il servosterzo, per il condizionatore, ecc.
• Olio di lino: ottimo impregnante e verniciante per legno, si applica a
pennello o a tampone strofinando accuratamente per farlo penetrare
nelle fibre. Ad asciugatura avvenuta si può applicare cera o altra
finitura trasparente.
Si usa su tutti i legni ma preferibilmente su quelli chiari per scurirli
leggermente. Viene fornito in due versioni: crudo o cotto. L’olio crudo
è più lento da asciugare e forma una leggera pellicola superficiale,
mentre quello cotto asciuga più rapidamente e non forma pellicola, ma
dal punto di vista della protezione del legno si ottengono uguali
risultati.
• Olio di mandorle: particolare olio estratto dalle mandorle dolci e
raffinato. Con questo olio si puliscono i vecchi dipinti su tela e su
legno.
Si imbeve un batuffolo di cotone o un pennello che si passa
delicatamente sul dipinto, senza premere, fin quando la patina di sporco
e di polvere viene eliminata totalmente.
• Olio di pino: utilizzato per trattare il legno secondo la tecnica
definita “finitura opaca” o “sistema danese”; il prodotto, erogato con
una certa frequenza, impregna le fibre e le nutre, offrendo una buona
resistenza alle intemperie.
• Olio di teak: utilizzato per trattare in modo naturale oggetti di legno (in genere torniti).

È la traccia, visibile su una tavola o su un listello, di un ramo che si
dipartiva dal tronco principale da cui è ricavato l’elemento in legno.I
nodi sono piccole aree in cui le fibre non seguono il percorso normale
ma sono poste in senso perpendicolare. I nodi possono essere distinti in
“vivi” e “morti”.
Il nodo vivo deriva da un ramo che, al momento del
taglio dell’albero, era ancora vegeto. Esso risulta quasi del medesimo
colore del resto del legno e durante l’essiccazione si ritira come la
parte circostante, restando ben aderente.
Il nodo morto, invece, apparteneva a un ramo che,
al momento del taglio, era già secco. Esso presenta un colore molto più
scuro della rimanente superficie e si contrae in maniera diversa dalle
fibre del legno circostante. Per questo motivo spesso si muove e può
fuoriuscire, lasciando un foro.
• Per ovviare a questo inconveniente si esegue un
foro più grande del nodo stesso e si inserisce al suo posto un
cilindretto dello stesso legno, precedentemente tagliato nella giusta
dimensione. Il nuovo cilindretto viene incollato nella sede rispettando,
nei limiti del possibile, il senso della vena .
Oggi si tende ad utilizzare legname già selezionato e
privo di difetti ma, un tempo, erano facilmente reperibili apposite
coppie di utensili già calibrati per asportare il nodo e per ricavare il
“tappo” dei giusto diametro.

Termine generico che indica prodotto verniciante la cui soluzione è una
resina a base di derivati della cellulosa (nitrocellulosa o più
semplicemente “alla nitro”).Le pitture alla nitro hanno in comune la
proprietà di asciugare molto rapidamente e quindi di ridurre il rischio
di colature.Sono facilmente applicabili con pistola a spruzzo e
bombolette spray. Diluite nella giusta proporzione, hanno un buon
potere coprente.

Dei tre conduttori che pervengono a una presa, oltre a quello di “fase” e
al quello di “terra” esiste un terzo conduttore che assume tale
termine. In questo conduttore non è presente una “tensione”, cioè una
differenza di potenziale tra esso e la terra.Negli impianti civili il
conduttore di neutro deve sempre essere costituito da un cavo rivestito
con guaina blu per distinguerlo dagli altri.